#206 (domande stupide)

Che difficile fase quella della vita. Quante fatiche.
In realtà difficile fase anche quella della morte. Ma in questa di fatiche non pare non ce ne siano.
Che sia questo il motivo per cui la chiamano riposo eterno?
A volte mi chiedo se non sarebbe meglio vivere una vita di riposo e una morte di fatiche. Tanto da morti non ne avremmo coscienza.

#205( difficili bilanci)

Facendo bilanci scopri di quanta forza hai avuto bisogno per sopravvivere a un anno con un giorno in più. Chissà dove l’hai trovata. Forse nascosta sotto quel maglione che ti piace tanto. O forse in quella vecchia scatola di latta piena di pizzi e nastri. Probabile che ne avessi accantonata un po’ molti anni fa per tirarla fuori per un’occasione speciale. Un anno difficile in fondo lo è.
In un anno difficile capisci quanto l’abbraccio di una sorella può far sentire protetta. In un anno difficile scopri che il tempo può dilatarsi e permettere a un essere umano di fare miracoli. In un anno difficile realizzi che se si è costretti a interagire con degli idioti è opportuno abbassarsi al livello di questi anche se pesa terribilmente.In un anno difficile un anno in più sembrano dieci. In un anno difficile essere definita l’emblema della simpatia dopo sette giorni di lavoro in cui “non fa più fermate neanche per pisciare”(cit. De Gregori) ti fa pensare che forse va bene così.
In un anno difficile il compagno scelto per la vita è la vita stessa e tu non lo dici abbastanza.
In un anno difficile è difficile pensare che un anno è passato.
Auguri a tutti.

#204(grovigli a intermittenza)

La verità non mi si svela completamente. Servirebbe scavare in ricordi seppelliti sotto strati di polvere, melma e lacrime. Ma non ne ho più la forza e forse nemmeno più la voglia. Lascio che i semi del passato stiano lì a vegetare in quegli strati e guidino i miei passi stanchi e intolleranti. Attendendo che la siccità li renda inermi.  Dovrò attendere molto? O dovrò rassegnarmi a vederli germogliare?

Erano giorni di gioia artificiale a intermittenza come le luci sull’albero. Luci accese. Luci spente. Tutto sembra possibile, anche l’impossibile, nella luce calda e colorata. Tutto si rivela reale e spaventoso, nel buio della luce in pausa. Quelle luci a intermittenza riaprono una valigia il cui contenuto è stato tolto e riposto rapidamente, per evitare la sofferenza, troppe volte. L’accensione di quelle luci mostra quella valigia il cui contenuto è ormai un groviglio di profumi, odori, paure, tristezza, voci alte e silenzio assordanti, arrivi gioiosi e partenze che sanno di abbandono.
Chiudere per l’ennesima volta quella valigia è oggi quasi impossibile. Dal groviglio un ghigno terrificante mi dice che quel che è seminato, presto o tardi, germoglia.

#203(profumo d’autunno)

Basta un battito di ciglia e il profumo d’autunno ti fa correre indietro rapidissima a un tempo indefinito circondata da profumi, sorrisi, gesti, parole, tenerezza, sicurezza.
Cammina al mio fianco e cerca qualcosa nella borsa. Ci aspetta una casa calda ma malata. Stasera si mangerà zuppa.  Ognuno avrà i suoi spazi e la malinconia sarà cancellata dalla nebbia che concede un film. E poi il sonno e i sogni.

Ricordare fa male ma fa più male non poterla avere accanto per raccontarle ricordi.

#201 (fede nascosta)

Esiste un piccolo mondo di fede nascosto in un portamonete nella mia borsa. Mi sono spesso chiesta com’è che, pur non toccata dal dono della fede, voglia conservare immagini di santi e rosari ricevuti in dono dai confratelli della comunità in cui lavoro. Dentro ognuno di questi oggetti c’è un’energia positiva che loro hanno voluto donarmi. Loro la chiamano Dio. Io la chiamo Amore.

#200 (eredità)

Cosa posso lasciare oggi ai miei figli? Amore? Tanto. Danaro? Nulla. Domande? Sempre. Su tutto.  Certezze?  Magari qualcuna ma senza che queste si fossilizzino e ostruiscano il passaggio alla novità o alle nuove possibili verità