#217 (Sì, viaggiare )

Il quotidiano viaggio verso il lavoro è un po’ come vivere ogni giorno una nuova vita. Affronti leggere salite, rallenti, sei costretto a deviare o ti poni traguardi a breve termine se resti con il serbatoio quasi a secco. A volte incidenti di percorso ti costringono a rivedere le priorità mentre raramente il viaggio scorre liscio senza intoppi. E nel viaggio incontri gente. La più varia. C’è chi ti cammina accanto, chi ti passerebbe sopra pur di camminare un passo avanti a te, chi percorre esattamente il tuo stesso cammino ma affronta le curve con maggiore velocità, chi crede che una scocca più costosa li renda immuni da qualsiasi rischio. Costoro dovrebbero ricordare sempre che la fine del viaggio arriverà anche per loro.

#216( vita futura)

Come immagino la mia prossima vita? Calda come il fuoco di un camino acceso. Bianca come una coltre di neve silenziosa. Gioiosa come un cavallino di legno. Colorata come le luci avvolte intorno all’albero di Natale  Morbida come un orso di peluche. Soffice come la trapunta cucita interamente a mano. Festosa come un bambino che scarta i regali il giorno del suo compleanno.

Sarà  bella la mia prossima vita. Io lo so.

#215

Ognuno ha il suo vissuto. A volte penso di provare acomportarmi usando il vissuto altri ma non mi riuscirebbe bene. E nemmeno mi piacerebbe invero.
Ho un bagaglio fatto di vestiti logori ma cuciti con materiali preziosi; in cui spiccano alcune pietre luccicanti e tanti macigni impolverati; dove trovare parole gentili e insulti violenti; nel cui mare di lacrime di gioia ,di dolore o di rabbia immergersi e nuotare.
Mi calza perfettamente, il mio vissuto e non ne voglio un altro. Nessuno non può sapere o insegnarmi come viverci e nemmeno pretendere che usi il suo come unità di misura.
Deliranza serale.

#214 ( domani passerà)

A volte mi coglie un senso di sconforto. O forse è più la sensazione di dover continuare a nuotare controcorrente per stare semplicemente a galla e non affondare. O forse è solo stanchezza. Domani passerà, qiesto è certo.

#213 (ascoltare per ascoltarsi)

Bastano pochi respiri per ascoltarsi. Lasciando fuori da sé ogni cosa si può sentire la nostra voce che ci parla e ci dice cosa siamo,  come eravamo, dove vorremmo andare. Ma non sempre ciò che sentiamo ci piace.  Sovente, pur giungendoci, ignoriamo le nostre parole. Talvolta siamo costretti a fingere che dentro noi regni il silenzio e che solo una maschera sorridente possa essere utile per il giorno che nasce o che sta per finire.

È che la nostra voce è sempre lì che ci parla. Ci dice cosa siamo,  come eravamo, dove vorremmo andare.

#212(crescere)

Guardarli crescere lasciando che le loro mani piccole e insicure si stacchino dalle nostre,  non è affatto facile. Trovare il modo giusto per guidarli a guidare la loro vita senza tenere il piede sul freno è quanto di più difficile competa a un genitore. Accompagnarli nelle scelte, ricordando che ancor prima di essere figli sono esseri pensanti,  esattamente come lo siamo noi prima di essere genitori,  richiede uno sforzo quotidiano notevole. Saper riconoscere le grida di aiuto in un silenzio e il bisogno di silenzio in mezzo alla loro confusione richiede il non dimenticare “come eravamo”.  Accettare di non essere nei loro pensieri per ore, giorni interi guardandoli fare scelte in un mondo ancora troppo oscuro per loro anche se credono di averlo già capito ci costringe ad accettare quello che crediamo essere un abbandono eterno.
Per scoprire che,  se ci saremo sforzati di crescere insieme a loro, li troveremo ancora accanto a noi. Ancora mano nella mano. In una stretta forte e sicura. Orgogliosi gli uni degli altri.

#211(compleanno, tempo di bilanci)

Compleanno.  Tempo di bilanci.  Il tempo scorre via così rapido, scandito da settimane di lavoro concitato e poche ore di riposo che quando si affaccia alla tua vita pare deriderti.
Tempo di bilanci? Hai imparato a non aver paura di giganti dalla voce stridula che riconoscono donna solo un’immagine sacra.  Hai saputo sfidarti quotidianamente e spesso hai vinto.
Hai faticato a perdonare te stessa per non aver saputo perdonare altri.
Hai creduto di avere rimpianti ma hai saputo collocarli nella cella a loro assegnata all’inizio dei tempi quella delle opere incompiute.
Hai guardato il mondo e hai scoperto di esserea volte triste per ciò che non ti è stato concesso; a volte ti ha sfiorato l’invidia ma hai alzato barriere per impedirle di toccarti. Talvolta isolando te stessa per non lasciar intravedere agli altri il tuo lato peggiore.
Hai amato. Tanto.
E hai sorriso. Perché un sorriso può impedire alla sofferenza di insinuarsi tra le pieghe del tempo. Compleanno.  Tempo di bilanci. Mi guardo allo specchio e sotto i chili di troppo, le rughe e i capelli grigi mi vedo,  tutto sommato, bella e fiera.