#112(piccoli passi)

E così pensavo al mio periodico fuggire per rinascere. Alle motivazioni che mi spingono ad azzerare tutto per ricominciare. Al senso di fallimento dietro ogni “non ce la faccio …”
Pensavo a quando, dopo una discussione, venivo rifiutata e rifiutata e ancora rifiutata. Imploravo per avere un abbraccio rassicurante. Ma quell’abbraccio non arrivava. E allora lo chiedevo ancora. E ancora veniva rifiutato.
Così, pensavo che dentro avevo tanto amore quanto odio verso chi non faceva altro che nutrire la mia insicurezza. Pensavo che avrei voluto poter azzerare ogni cosa. Cancellare il dolore, ricostruire da zero una vita su misura per me. Ma non era possibile, no. L’unica soluzione la ricerca di quelle conferme ricevute come  elemosina dopo aver tanto implorato. E mai attraverso una carezza.
Così pensavo a quante volte ho “azzerato” i rapporti imperfetti, le amicizie imperfette, le discussioni imperfette, i commenti imperfetti, i lavori imperfetti, gli hobbies imperfetti, le creazioni imperfette…alla ricerca di una situazione ideale in cui stare al centro senza dover implorare nulla.
Tolgo dalla mia vita ciò che non sono in grado di gestire. Di fronte a un conflitto non voglio più implorare per avere conferme e allora cancello.
Così, pensavo che ho fatto un passo avanti, nonostante tutto.

[Ascolto: Bonobo-Silver]

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#111 (scrivevo:viaggio nel tempo)

È una meravigliosa giornata di inizio primavera oggi. Il tiepido sole illumina la stanza rosa di mia figlia, la finestra è aperta  e le tende svolazzano leggermente per la corrente. Il piumone appoggiato sul davanzale distribuisce cuori variopinti nell’orto sotto casa, gli uccellini cantano nella fortunata quiete del nostro quartiere. Sebbene l’ora del pranzo sia lontana qualcuno sta già cucinando, pare. Vedo il profumo di soffritto passarmi rapidamente davanti,lo seguo e arrivo in cucina. È indaffarata la donna che lo sta preparando. Accanto al fornello, su un piccolo ripiano un apriscatole e  una scatoletta di pelati, dello zucchero, un dado, uno strofinaccio. Dietro di lei un piccolo tavolo, una ciotola, delle uova, farina, una macchina per la pasta già fissata al bordo. Senza nemmeno chiedere permesso comincio a girare per casa, le stanze da letto hanno le finestre aperte i letti sono disfatti, i cuscini sul davanzale appoggiati sopra le vecchie coperte. Gli armadi leggermente aperti per far circolare aria all’interno. Tutto è in ordine. Il cestello della lavatrice gira piano. Ascolta musica l’anziana signora indaffarata, musica che arriva direttamente dal suo passato. I suoi pensieri, ora li vedo. Pensa alle occasioni perse, alle lacrime versate, agli aiuti non ricevuti, ai segreti da mantenere, ai figli da crescere senza la forza di abbracciarli. Il suo sguardo si incupisce. ” Non rattristarti, è passato” provo a dirle ma lei non può sentirmi. Mi appoggio al muro e la guardo togliere dal panetto di pasta dei pezzi e passarli nella macchina. Depone la lunga sfoglia passata e ripassata fino a renderla liscia e regolare. Passa ad un altro pezzo di pasta con estrema sicurezza e rapidità. Cambia musica nella stanza  e il sole torna sul suo viso. Un rumore lontano attrae la mia attenzione, lo squillo di un telefono. Cerco di non prestarvi attenzione perché non voglio andarmene da lì; la voglio guardare ancora; voglio odorare ancora il profumo del soffritto, voglio guardarla appoggiare le sfoglie pronte pronte per farne tagliatelle, voglio guardarla mentre si asciuga le mani nodose nel grembiule. Non voglio andarmene ma il profumo è passato ormai e il mio telefono suona.

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#110 (domani sarà migliore)

Presi nel vortice della vita ormai non ci accorgiamo più di nulla.

Lascio scivolare, passare, cadere, accadere, precipitare eventi senza fare nulla per cambiare le cose. Ascolto parole sapendo che verranno dimenticate e ne dico sapendo che accadrà la stessa cosa.  Taccio. Osservo. Penso. Entro ed esco in silenzio.  Dormo, tanto. Piango, ormai non più.  Attendo segni che quando arrivano danno il colpo di grazia. Attendo segni che poi domani sarà un altro giorno. Forse migliore

#109 (normalità 2.0)

Non ricordo dove ho sentito qualche giorno fa che anche durante il fascismo, per certi versi, la vita si svolgeva nella normalità. Ci si innamorava, si cucinava, si cantava, si ballava, si fumava, si leggeva, si stiravano panni, si faceva l’amore, si partorivano bambini, si lavorava. Ma accadeva anche altro…Proprio come oggi. Ci si innamora, si cucina, si canta, si balla, si fuma, si legge, si stirano panni, si fa l’amore, si partoriscono bambini, si lavora. Ma accade anche altro…Proprio come durante il fascismo.

#108(disordine)

È che un tempo riuscivo a mettere ordine. Fuori e dentro.  Avevo tempo ed energia.  Oggi mi mancano l’uno e l’altra. Si affatellano immagini, pensieri, dolori, gioie, doveri, sogni e bisogni in uno spazio contenuto e io non riesco più a fermare il loro vorticare. Un turbinio che in certi momenti mi spaventa. E allora chiudo gli occhi con i palmi delle mani cercando di nascondere i pensieri alla vista. Ma i pensieri non si possono vedere. I pensieri passano, occupano l’aria,  si insinuano nella tua testa attraverso minuscole particelle di respiro. E poi alla confusione dentro si aggiunge anche polvere di pensieri. E come puoi aprire la tua casa a qualcuno con tutto questo disordine?

#107(reset)

È che a volte coglie un senso di totale stanchezza.  Stanchezza nel lavoro, nella vita, negli affetti. Quasi come se ogni cosa avesse bisogno di essere resettata o rivalutata. A volte capita di sentire la necessità di sé.  Solo e soltanto di sé. Aprire la valigia della vita e iniziare a guardare quanto spazio libero viene ingiustamente occupato da inutilità.  Conviene farlo periodicamente, non lasciar trascorrere troppo tempo tra una revisione e l’altra. Facendolo forse ci si troverà anche di fronte a scelte imposte da altri. Non potremo che accettarle.
E poi a volte capita di stare a contatto con se stessi e capire che non si è mai stati in grado di essere realmente a contatto con altri. E di pensare di essere davvero piccoli, anche se a volte abbiamo pensato di essere grandi.
Riflessioni pre-reset.