#198(errore anagrafico)

Ho imparato a vivere con una malattia cronica invalidante fin da molto piccola. Ci sono stata costretta perché se una malattia è sconosciuta è come se non esistesse. 
Per vent’anni ho vissuto con meno limiti grazie a una pillolina dal bel colore dell’estate.
Ora è come se il mio corpo stesse rapidamente invecchiando. Stanco di muscoli che lavorano troppo. Anche mentre i miei occhi viaggiano nella dimensione dei sogni.
I miei documenti dicono che ho quarantasei anni ma credo che ci sia un errore. Credo di aver passato abbondantemente i settanta.

#197(Estate)

È nel silenzio che l’estate si lascia ascoltare. Nel silenzio puoi sentire le gocce di sudore che imperlano la fronte. Nel silenzio i passeri si raccontano una fiaba e gli anziani vicini dalla voce stanca programmano cosa fare nel giardino. È nel silenzio che gli aerei danzano nel cielo intonando rumorose melodie con i loro motori. È nel silenzio che puoi sentire portati dal vento i viaggi in auto di donne e uomini conducenti di una vita fatta di fretta. È nel silenzio che senti il tuo cuore battere e i piedi scivolare sulle lenzuola fresche. È nel silenzio che immagini i bambini di oggi giocare soli. È nel silenzio che puoi vedere il colore del caldo. Nel silenzio respiri. E un cane abbaia.

#196(Partenze)

Non mi provoca angoscia solo un senso di impotenza.Nulla potrò fare per cambiare alcunchè.
Quante volte capita di chiedersi cosa sarà di noi dopo la morte? Chi vede una luce che accompagnerà l’eternità, chi un solo misero mucchio di niente, chi ancora il ritorno per scontare l’oggi. Ma quante volte capita di chiedersi quali saranno i pensieri dei pochi palpiti che precederanno il passaggio? Per  quante persone vorremmo avere il tempo per dire “arrivederci” e a quante ci pentiremo di non aver mai detto “ti voglio bene, mi hai reso felice”?  Quali figure vedremo, quali pensieri avremo che mai più potremo comunicare ad alcuno?
Vorrei venisse dato qualche istante in più. Non a chi resta ma a chi deve Partire.