#195

Mi prendo del tempo nel silenzio di una casa vuota. Solo il gatto fa le fusa stando a debita distanza. Chissà cosa ha vissuto nella sua vita prima di arrivare da noi. Fuori batuffoli bianchi svolazzano al ritmo di una primavera lunatica.
Penso alla bellezza.
Ha i capelli bianchi che brillano e due occhi azzurri colmi di amore. Amore per Dio; amore per l’Africa; amore per una mamma che tanto gli ha insegnato e tanto lo ha amato, amore per quel papà per cui l’ordinazione lo ha fatto diventare Padre per tutta la famiglia; amore per quelle fotografie, memoria dei suoi cinquant’anni in Africa e della sua vita, che orgogliosamente mostra a chiunque voglia condividere i suoi ricordi.
Ha i capelli bianchi che brillano e si dona agli altri appena questi ne manifestino il bisogno.
Ha i capelli bianchi che brillano e alza il volume della radio e fa scherzi con l’animo bello di ottuagenario che custodisce con amore un bambino ormai lontano.
Ha i capelli bianchi che brillano e ti commuove quando ti fa dono di un suo ricordo scrivendoci una dedica con una grafia ormai tremolante, che non puoi che tenere nella bacheca dei ricordi di famiglia e ti commuove per l’amore che emana ogni volta che le passi accanto.
Ha i capelli bianchi che brillano e non vuole che lo ringrazi se ti aiuta perché altrimenti quando arriverà “lassù” non potranno più dirgli niente, ché già tutto è stato detto qui.
Ha i capelli bianchi che brillano e meriterà molto più di un grazie nel suo “lassù”.

#194(Isola)

Un’isola. Un’isola su cui nessuno abbia mai trovato riparo. Un’isola che mi accolga per lasciare spazio all’energia di perdersi.  Un’isola in cui giocare a nascondino con me stessa e gridare “Ho vinto io!” trovandomi. Un’isola in cui lasciare tutto il dolore consumarsi senza doverlo condividere con altri. Un’isola in cui maledire le mie mani e potarle per vederle ricrescere rigogliose. Un’isola silenziosa a cui confidarmi in silenzio. Un’isola su cui sdraiarmi per attendere la fine e un nuovo inizio. La cerco.

#193(lacrime veicolo per l’anima)

Non mi chiedo se siano positive le lacrime silenziose di una ragazzina al tavolo di un fast food quando vede che un bambino non fortunato come lei è costretto a esprimersi a gesti e parole incomprensibili. Non mi chiedo se siano positive. Lo sono. Lo so. Sono lacrime veicolo per l’anima.

#192(il mondo oltre il soffitto)

Fisso il soffitto bianco.
Fuori un cielo azzurro come solo dopo un temporale di primavera.
Le poche nubi incapaci di tenersi per mano, disturbate da un vento lontano che non disturba i capelli.
Foglie chiare verso il cielo riscaldate dal tiedido sole.Fredde e scure verso terra.
Odore di erba tagliata e voci che organizzano la vita.
Silenzio.
Dentro silenzio rotto solo dai passi sul soffitto.
Ascolto.
Ascolto il battito del cuore che rompe il sibilare dei pensieri.
Intorno colori.
E un granello di polvere passa illuminato dal sole.
Fisso il soffitto bianco e vedo il mondo intorno.

#191 (il fumo danneggia anche chi ti sta vicino)

Giornate di lavoro intenso quelle appena trascorse. Stanca e nervosa non sono molto disponibile a fingere indifferenza verso prepotenti, arroganti, mentitori, ruffiani. Vicini e lontani. Conosciuti e sconosciuti.
In macchina verso il mio turno serale, viaggio infastidita da chi credendo di essere a un party de “La casa delle Libertà, facciamo un po’ come cazzo ci pare”(cit. ottavo nano), sceglie come vivere le regole della strada in base al suo personale manuale d’istruzione. Auto che vanno a destra tagliando la strada al mondo. Auto ferme sulla pista ciclabile. Ciclisti che pensano di essere al giro d’Italia e viaggiano in gruppo nell’ora di punta sulla strada statale. Un delirio. I semafori rossi, imponendo uno STOP, permettono di alleggerire la tensioni stradali.
Scatta il rosso. Davanti a me un’utilitaria grigia, metallizzata e lucida.
La conducente riflette le sua immagine nello specchietto retrovisore e mi permette di vederla. Ben pettinata. Ben truccata.
Abbassa il finestrino e senza alcun ritegno butta dal finestrino un pacchetto vuoto di sigarette.Accartocciato of course.
In un millesimo di secondo immagino cosa farò: aprirò la portiera; scenderò dall’auto; andrò verso la sua auto; raccoglierò il pacchetto-spazzatura dell’asfalto; le dirò “signora le è inavvertitamente caduto questo dall’auto”; glielo ributterò nell’abitacolo; materializzeró un sacco di merda e glielo verserò in testa dicendole che “se lei non gradisce essere coperta di merda altrui nemmeno la Terra lo gradisce.”
Ma la signora è fortunata perché scatta il verde e io non posso creare un ingorgo.

Probabile che la tizia sia una di quelle persone che si scandalizzano per le buche sull’asfalto ma non pensa che il suo fumo danneggia tutta la collettività.

#190(nonni)

…e così, pensavo alla giornata di nonni e mi chiedevo se nonni si nasca o si diventi. Credo che qualcuno nasca per esserlo e qualcuno muoia essendolo ma senza esserlo mai stato davvero.
Essere nonni è dare un punto di riferimento in più. È essere silenzioso insegnamento che la vita può dare un sorriso ogni giorno e può far tornare bambini anche avanti negli anni. È dare speranza quando sembra che non ve ne sia più. È storia, la nostra storia e storia del mondo intorno a noi.
Esistono nonni che sono tutto questo e anche di più.Poi esistono nonni lontani solo un piano che la settimana sulla neve non può mancare ma che un uovo di cioccolato non è contemplato.

#189 (spinte respinte)

Arriva con una forza che potrebbe abbattere tutti i muri costruiti e rinforzati negli anni.Ha il profumo della gioia di ieri e il sapore della malinconia di oggi. Basterebbe poca fatica e la porta si spalancherebbe. O forse no, ma almeno il futuro sarebbe certo di non vedere il colore rosso delle lacrime del rimpianto. Ma la vita, che insegna le spinte che abbattono i muri, insegna anche l’esistenza delle spinte respinte, per riposarsi dalle fatiche dietro quei muri, fingendo che le lacrime rosse del rimpianto non arriveranno mai.