#177(la via del ritorno)

Sono un po’ in ritardo, c’è molto traffico oggi. Tutti hanno fretta di arrivare alle loro destinazioni: automobilisti indisciplinati, studenti imbaccucati e dagli zaini semivuoti, autobus dai quali salgono e scendono persone,  incrociandosi come formichine laboriose.
Tra meno di dieci minuti scatteranno le otto e si procede a passo lento. Si può guardare il cielo e godersi uno spettacolo meraviglioso con il sole d’oro che esplode dietro le nuvole oppure far precipitare lo sguardo a terra e guardare quell’anziano signore sull’altro lato della strada camminare venendoci incontro. Indossa un cappotto color cammello dal taglio fuori moda e decisamente troppo largo; sulla testa un cappello in tessuto loden e al braccio appeso porta un bastone da passeggio. Procede spedito. Fa cadere qualcosa dalle mani, da questa distanza sembra carta. Penso sia uno di quegli anziani che tanto si lamentano della maleducazione degli adolescenti ma che essi stessi dimostrano estrema maleducazione in certe situazioni.  Lascia cadere ancora qualcosa, ancora e ancora. Forse non è carta…
La distanza che ci separa diminuisce.
Non è carta. Sono piccoli pezzetti di pane. Li lascia cadere a  intervalli regolari forse per ritrovare la strada di casa come Pollicino. Ma oggi c’è vento. E i piccioni sono affamati.

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