#181(tempo)

È strano il tempo. Gli anni trascorsi, quelli che ci separano dall’infanzia, sembrano essere trascorsi come breve respiro. Le cose fatte si racchiudono in pochi ricordi talvolta sbiaditi. All’improvviso riconosciamo nei gesti quotidiani l’eredità chi ci ha cresciuti e poi ci ha lasciati. La nostra immagine riflessa in uno specchio ci restituisce anelli dell’età: capelli grigi e luminosi, rughe intorno agli occhi stanchi e fieri.
Eppure lo stesso tempo trascorso veloce, sembra passare lento quando non ricordi la sua esistenza.

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#180 (giganti e lacrime)

È passando nel corridoio buio che vedo le gocce di pioggia scendere lungo i vetri della finestra della camera. Il lampione le illumina e le trasforma in pietre preziose. Dietro di loro nel giardino, le fronde dei cedri del Libano scosse dal vento, sembrano artigli di un gigante pronto a prendersi la luce di quelle pietre lasciando i vetri coperti soltanto di lacrime.

#179(prove)

Non amo essere trattata da sciocca, ché sciocca non sono. Avere un sorriso stampato in faccia non significa essere stupidi ma solo cercare di essere positivi e cercare in questo la forza di andare avanti. Nonostante la merda intorno a noi rallenti il cammino. Oggi la merda mi ha messo alla prova. Molto.

#178 (essenza)

Io credo che i pensieri saltellino da una mente all’altra senza passare per le parole. Trasportati da cosa non so. Per arrivare a destinazione non ho idea di quale mezzo di trasporto facciano uso se le nuvole, il vento, la musica il silenzio o se non ci sia necessità di nessuno spostamento perché in realtà non esiste divisione tra noi. Mi capita di pensarlo quando sento la paura o la gioia di qualcuno, che non vedo, che non conosco. Siamo particelle di un’unica grande essenza, forse.

#177(la via del ritorno)

Sono un po’ in ritardo, c’è molto traffico oggi. Tutti hanno fretta di arrivare alle loro destinazioni: automobilisti indisciplinati, studenti imbaccucati e dagli zaini semivuoti, autobus dai quali salgono e scendono persone,  incrociandosi come formichine laboriose.
Tra meno di dieci minuti scatteranno le otto e si procede a passo lento. Si può guardare il cielo e godersi uno spettacolo meraviglioso con il sole d’oro che esplode dietro le nuvole oppure far precipitare lo sguardo a terra e guardare quell’anziano signore sull’altro lato della strada camminare venendoci incontro. Indossa un cappotto color cammello dal taglio fuori moda e decisamente troppo largo; sulla testa un cappello in tessuto loden e al braccio appeso porta un bastone da passeggio. Procede spedito. Fa cadere qualcosa dalle mani, da questa distanza sembra carta. Penso sia uno di quegli anziani che tanto si lamentano della maleducazione degli adolescenti ma che essi stessi dimostrano estrema maleducazione in certe situazioni.  Lascia cadere ancora qualcosa, ancora e ancora. Forse non è carta…
La distanza che ci separa diminuisce.
Non è carta. Sono piccoli pezzetti di pane. Li lascia cadere a  intervalli regolari forse per ritrovare la strada di casa come Pollicino. Ma oggi c’è vento. E i piccioni sono affamati.

#176″(Dio c’è?)

Il mio rapporto con la fede è assai strano. Qualcuno mi ha definito un giorno “donna con una grande” fede ma io credo fermamente di non averne. ogni tanto mi scappa la voglia di spiritualità e di avvicinare la chiesa e i suoi rappresentanti.  Voglia che i suoi rappresentanti mi fanno passare molto in fretta. 
Qualche giorno fa, presa da non so quale malsana idea, ho chiesto un consiglio a un uomo di chiesa su un discorso molto serio. Il consiglio è arrivato puntuale: gira la testa dall’altra parte, non interessarti di una persona che sta per compiere un errore che potrebbe rovinargli la vita ed evita ogni contatto con lui.
Per la serie “carità cristiana” se Dio esiste ha perso l’ennesima occasione per avere un buon rapporto con me.