#169 ( due squilli)

Due squilli. Due soli squilli del telefono che arrivano da casa. Dalla casa lontana. Quella dove hai lasciato madre, fratelli, nipoti, povertà, malattie che per curarle non è come dove sei ora. Malattie banali che per curarle servono lavoro e soldi. Soldi che non ci sono perché non chi è restato non ha lavoro. Lavoro che tu che lo hai trovato lo condividi con chi è rimasto a casa. Già, lo condividi ma a volte due squilli ti chiedono un impegno maggiore.
Ha solo sette anni, il giornale locale ha pubblicato i suoi eccellenti risultati scolastici. Vive in un paese povero, in un quartiere povero, in una casa povera, con genitori poveri. Pochi giorni fa un insetto, una zanzara forse, l’ha punta e lei si è ammalata. Polmonite, convulsioni, febbre altissima, terapia intensiva, trasfusioni.
Due squilli. Servono soldi per mantenere la bambina in terapia intensiva. Servono soldi per le trasfusioni. Due sacche costano l’equivalente dei nostri 100 euro.
Due squilli. Ma soldi non se ne possono trovare. Non più di quelli già mandati. Due squilli. Solo due. “Come trovo altri soldi? Lavoro solo io. Spero che mia nipote viva. Piangeva tanto mentre mi pregava di mandare soldi” È un italiano quasi incomprensibile. Ma bastano le sue lacrime a far capire tutto.
Due squilli. In un giorno come un altro possono mettere in condizione di essere determinanti per vita o la morte di un altro essere umano.

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