#140(lavoro nero)

La pelle è scura. Scurissima. È alto, occhi sofferenti, vestiti chiari che lo fanno ancora più scuro, ciabatte infradito e tiene la bottiglia della flebo vuota tra le mani, mentre cerca del personale libero. Vuole che gli tolgano l’ago. L’infermiere è professionale, delicato e umano cerca di spiegargli che non si può fare. Almeno non fino a quando il medico di guardia non darà il permesso, forse serviranno altre cure quando arrivano gli esiti degli esami urgenti richiesti. Ma lui non capisce l’italiano e questo rende difficile il comunicare.
-C’è nessuno qui con te?
Sei qui solo?
Dal nulla sbuca un tizio in jeans, tshirt e scarpe da ginnastica bianche malandate. Parla italiano con un pesante accento calabrese. Di fa spiegare dall’infermiere perché non possano togliere l’ago dell’infusore e deciso dice al malato di sedersi e aspettare che siano gli infermieri a dirgli qualcosa. Poi se ne va. E mentre si allontana chiama qualcuno al cellulare organizzandosi per andare a prendere qualcun altro con il furgone.

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