19 Marzo

http://wp.me/p3qj43-11a

Annunci

#142(memoriae)

Cosa rende fratelli?
Forse il semplice essere nati da una stessa donna e avere lo stesso colore dei capelli. Forse la condivisione di alcuni ricordi. Forse l’aver tenuto una mano stretta per attraversare la strada.  Forse l’aver attraversato insieme l’inferno ed esserne usciti vivi.
Non occorre sia un legame di sangue, quello non fa la differenza. Ma se insieme al resto c’è anche questo ci si aspetta che l’essere fratelli sia per sempre. E invece non è così. Talvolta essere fratelli è una gravosa responsabilità. Una catena che tiene intrappolati. Uno specchio che mostra i mostri del passato. La paura che ritorna. L’incapacità di dire no. Un rinnovato senso di colpa.
È molto più facile smettere di esserlo. Fingendo di non avere un passato. Fingendo che il nostro colore di capelli, la condivisione dei ricordi,le strade attraversate mano nella mano, l’inferno attraversato, e dal quale si è usciti vivi, siano solo una costruzione fantasiosa di una memoria che invecchia.

#141(salutarsi)

È stato difficile arrivare a un equilibrio come questo. Ci sono stati anni di rabbia, rancori, lacrime, silenzi e parole che come tsunami si portavano via tutto quel che di bello si era riusciti a costruire.
L’equilibrio è non cercare ma accettare.  L’equilibrio è non aspettarsi qualcosa ma donarsi tempo anche fosse un solo minuto condensato in un abbraccio. L’equilibrio è ascoltare anni condensati in poche ore. L’equilibrio è stringersi forte e girarsi più volte per salutarsi, sapendo che quel modo brusco di andarsene è solo frutto della paura di veder passare troppo tempo prima che accada ancora. O che possa non accadere più.

#140(lavoro nero)

La pelle è scura. Scurissima. È alto, occhi sofferenti, vestiti chiari che lo fanno ancora più scuro, ciabatte infradito e tiene la bottiglia della flebo vuota tra le mani, mentre cerca del personale libero. Vuole che gli tolgano l’ago. L’infermiere è professionale, delicato e umano cerca di spiegargli che non si può fare. Almeno non fino a quando il medico di guardia non darà il permesso, forse serviranno altre cure quando arrivano gli esiti degli esami urgenti richiesti. Ma lui non capisce l’italiano e questo rende difficile il comunicare.
-C’è nessuno qui con te?
Sei qui solo?
Dal nulla sbuca un tizio in jeans, tshirt e scarpe da ginnastica bianche malandate. Parla italiano con un pesante accento calabrese. Di fa spiegare dall’infermiere perché non possano togliere l’ago dell’infusore e deciso dice al malato di sedersi e aspettare che siano gli infermieri a dirgli qualcosa. Poi se ne va. E mentre si allontana chiama qualcuno al cellulare organizzandosi per andare a prendere qualcun altro con il furgone.

#141(cambiamenti)

Alcuni giorni fa siamo andati a fare una passeggiata a Campione del Garda, piccolo centro a Nord del Lago di Garda dove un tempo mio marito (all’epoca fidanzato ) praticava windsurf. Erano gli anni 90. Ci si andava ogni settimana da maggio a ottobre e in estate si “bivaccava”qualche giorno dormendo in spiaggia o in auto. Il nostro riferimento era il piccolo market dove potevi trovare dall’aglio sott’olio alle mollette per stendere.  Negli anni il paese ha subito una totale metamorfosi e anche il turismo è cambiato. Si è imborghesito. Quel che è rimasto uguale e rassicurante è il piccolo market e la sua proprietaria sorridente. Che ci ha riconosciuti pur non avendoci visti per anni. E si è ricordata del nostro bambino. Che ora è ormai un uomo.

#139 (così vicini, così lontani)

Immagina che un giorno qualcuno di grande ingegno si inventi un servizio di messaggistica istantanea gratuita che in breve tempo milioni di persone installano sul loro dispositivo mobile, in modo da sentire vicine le persone anche molto lontane. E metti il caso che questo servizio preveda l’utile opzione di mandare messaggi multipli o addirittura di formare gruppi, i più svariati gruppi: quelli dove ci si scambia ricette; quelli dove si comunicano date e orari di prove del gruppo in cui si pratica una qualsiasi forma d’arte; quelli dei genitori delle classi quinte; quelli dove si ricordano le date importanti; quelli in cui si cazzeggia o si organizza il saggio di fine anno; quelli delle migliori amiche; quelli delle famiglie ristrette o delle famiglie allargate…insomma possibilità di dare comunicazioni importanti o sparar scemenze in tempo reale a più persone contemporaneamente. Che comodità!
E poi metti che il componente di uno di questi gruppi, se ne vada due giorni in trasferta in un’altra città e tornando voglia comunicare con un messaggio il rientro. “siamo a casa”.
Infine metti che non ci necessità di comunicarlo. Il componente è un parente acquisito. L’hai sentito arrivare, entrare dal cancello, aprire la porta delle scale, salire, entrare in casa e chiudere la porta. Il componente abita al piano di sopra.
Qualcuno un giorno ha inventato un geniale servizio di messaggistica istantanea per far sentire vicine le persone lontane. Oggi però serve a far sentire lontane le persone vicine.

#138 (passi, nei sogni)

Sogno spesso di volare. Sogno di camminare sollevandomi da terra percorrendo grandi distanze senza posarmi più al suolo, senza paura. Sogno di guardare la mia strada dall’alto, di annusarne l’odore di asfalto bagnato o di scorgerne il riflesso nelle caldissime giornate di Agosto, o ancora di cercare di afferrarne i rossi papaveri lungo i bordi.
Sogno di fare grandi e pesanti passi iniziali per poi sollevarmi leggera e raggiungere la mia destinazione senza più nessuna difficoltà, libera.