#134 (attese)

Perché finito il caldo torrido dei giorni scorsi sento che l’autunno sta per arrivare? E anche la fine delle vacanze, peraltro non ancora cominciate?
Sono sempre più convinta che il bello della vita sia l’attesa che qualunque cosa accada. Dall’apertura di un regalo all’arrivo di un treno. Si, perché nell’attimo in cui le cose iniziano sono destinate a finire.

#133( invidia)

Ogni madre ha un suo personale “metodo per crescere i figli”. Non è un metodo scritto. Talvolta è tramandato per tradizione.  È frutto della propria inesperienza e della volontà di mantenere aspetti positivi o modificare quelli negativi del metodo utilizzato con lei.
Difficilmente sarà un metodo che funzionerà per tutti i figli, quando saranno più d’uno.  Probabilmente sarà impreciso, provocherà malumori, conseguenze e visto da fuori sarà argomento di conversazione di genitori, ma non solo, che usando il loro metodo incorreranno negli stessi rischi.
Non ho mai pensato di essere una buona madre ma nel momento in cui ho scoperto di aspettare il mio primo figlio ho capito che la mia vita non sarebbe stata più la stessa e che avrei cercato di insegnare ai miei figli la capacità di riconoscere emozioni e il valore dell’essere umano, a partire da loro. 
Ho sempre dato risposte, anche quando scomode. Ho chiesto scusa dopo aver sbagliato.  Ho chiesto e ascoltato la loro opinione, tenendone sempre conto perché ho creduto nei loro diritti fin da prima di nascere. Ho sostenuto il loro essere una persona prima di essere bambino, studente, figlio, nipote, amico. Ho guardato al loro futuro prima che a un brutto voto in italiano o matematica. Ho potuto dare poco economicamente. Ma non ho lesinato sull’amore. Ho sbagliato, tanto. Ho guidato, spesso. Ho sperato che facessero cose che non hanno fatto e ho sofferto vedendo far loro cose che speravo non facessero. Ho ottenuto risultati diversi perché loro sono diversi, da me e tra loro.

Non mi piace che un genitore si permetta di giudicarmi senza sapere quanto lavoro c’è dietro l’educazione dei miei figli. Non mi piace che il legame forte tra di noi venga scambiato per altro. Il solo fatto che un figlio ascolti il parere di un genitore e che per lui sia importante e rassicurante non significa che questo parere sia una imposizione.
A volte una battuta infelice basta per farci mettere in discussione tutto il nostro lavoro, per farci vedere errori o particolari da aggiustare. A volte una battuta infelice aiuta, ma spesso è solo e soltanto frutto dell’invidia.

#132( mostruosità)

È che il manuale della genitrice perfetta non te lo forniscono al momento del parto e quindi devi fare i conti con le tue fragilità, i tuoi dubbi,  i tuoi malumori, la tua umanità, il tuo vissuto e talvolta con pensieri per i quali ti senti un mostro. Ma il solo fatto di pensare non rende mostri. Negarsi il diritto di lasciar uscire i pensieri, rende prigionieri.

#131(attese)

In fondo la vita è attesa. Attesa della nascita. Attesa delle ferie. Attesa di una risposta. Attesa che un figlio rientri. Attesa che passi il caldo. Attesa che passi l’arrabbiatura. Attesa di un lavoro. Attesa di un concerto. Attesa del turno in cassa. Attesa che i pomodori maturino. Attesa dei saldi. Attesa del compleanno. Attesa che arrivino gli amici. Attesa che la macchina sia riparata. Attesa di guarire. Perché l’attesa è speranza che dopo sia meglio.
Per questo l’Uomo aspettando la Morte si è inventato il Paradiso?

#130 (La Cura)

Ennesima giornata torrida di questa estate. La collina cittadina sembra essere una meta ambita stasera. Quando arriviamo la città vista dall’alto è coperta da una cappa di afa e il cielo dà l’idea di volerti cadere in testa, da quanto lo vedi soffocare. L’auto lasciata a breve distanza. Una piccola passeggiata a piedi fino al prato, lassù, dove comitive di adolescenti o coppie innamorate mangiano panini, ridono e sperano in un poco di refrigerio.
Nel parcheggio intanto alcune persone stanno per risalire su due auto a poca distanza l’una dall’altra. Entrambe le auto hanno la portiera del lato passeggero aperta. A pochi passi due carrozzine. In entrambi i casi una donna sta aiutando qualcuno a sedersi sul sedile. Uno dei passeggeri è un neonato, la mamma lo tiene in braccio avendo cura di proteggergli la testa mentre lo adagia sul seggiolino. Il papà chiude la carrozzina e la sistema nel bagagliaio. L’altra passeggera è una mamma. La figlia le tiene una mano poggiata delicatamente sui capelli candidi mentre la aiuta a entrare nell’auto. Il marito chiude la carrozzina velocemente e la sistema nel bagagliaio. Tutti salgono in auto e proseguono il loro viaggio. Per qualcuno è solo l’inizio. Per qualcuno si avvicina la fine. I passeggeri resteranno gli stessi. Solo i ruoli saranno scambiati.

#129 (galleggiare)

Ferma, limpida e trasparente mi accoglie con una temperatura perfetta in questo silenzioso e caldissimo pomeriggio estivo. Fare un bagno in solitudine, lasciandosi semplicemente galleggiare, ascoltando il frinire delle cicale e il leggero canto delle foglie appena mosse dal vento, ha il sapore della perfezione. Il sole si specchia nell’acqua e una danzante vespa lo imita appoggiandosi leggera sull’acqua per dissetarsi. E ne arriva un’altra. E poi altre ancora. Le guardo specchiarsi. Bere. Per poi tornare a volare libere e silenziose.