#111 (scrivevo:viaggio nel tempo)

È una meravigliosa giornata di inizio primavera oggi. Il tiepido sole illumina la stanza rosa di mia figlia, la finestra è aperta  e le tende svolazzano leggermente per la corrente. Il piumone appoggiato sul davanzale distribuisce cuori variopinti nell’orto sotto casa, gli uccellini cantano nella fortunata quiete del nostro quartiere. Sebbene l’ora del pranzo sia lontana qualcuno sta già cucinando, pare. Vedo il profumo di soffritto passarmi rapidamente davanti,lo seguo e arrivo in cucina. È indaffarata la donna che lo sta preparando. Accanto al fornello, su un piccolo ripiano un apriscatole e  una scatoletta di pelati, dello zucchero, un dado, uno strofinaccio. Dietro di lei un piccolo tavolo, una ciotola, delle uova, farina, una macchina per la pasta già fissata al bordo. Senza nemmeno chiedere permesso comincio a girare per casa, le stanze da letto hanno le finestre aperte i letti sono disfatti, i cuscini sul davanzale appoggiati sopra le vecchie coperte. Gli armadi leggermente aperti per far circolare aria all’interno. Tutto è in ordine. Il cestello della lavatrice gira piano. Ascolta musica l’anziana signora indaffarata, musica che arriva direttamente dal suo passato. I suoi pensieri, ora li vedo. Pensa alle occasioni perse, alle lacrime versate, agli aiuti non ricevuti, ai segreti da mantenere, ai figli da crescere senza la forza di abbracciarli. Il suo sguardo si incupisce. ” Non rattristarti, è passato” provo a dirle ma lei non può sentirmi. Mi appoggio al muro e la guardo togliere dal panetto di pasta dei pezzi e passarli nella macchina. Depone la lunga sfoglia passata e ripassata fino a renderla liscia e regolare. Passa ad un altro pezzo di pasta con estrema sicurezza e rapidità. Cambia musica nella stanza  e il sole torna sul suo viso. Un rumore lontano attrae la mia attenzione, lo squillo di un telefono. Cerco di non prestarvi attenzione perché non voglio andarmene da lì; la voglio guardare ancora; voglio odorare ancora il profumo del soffritto, voglio guardarla appoggiare le sfoglie pronte pronte per farne tagliatelle, voglio guardarla mentre si asciuga le mani nodose nel grembiule. Non voglio andarmene ma il profumo è passato ormai e il mio telefono suona.

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