#115 (ghiaccio)

#115 (ghiaccio)

…e poi a volte l’inverno si insinua nei rapporti e nella frazione di un attimo il gelo ferma ogni cosa. Una smorfia di dolore, una parola uscita senza pensare, attimi di gioia, lunghi periodi di dolore, alberi in fiore, odore di pioggia e cibo. È che ora tutto è coperto da una spessa coltre di ghiaccio e muoversi sembra impossibile. E nella silenziosa immobilità non si può che pensare. E non è detto che il pensiero scaldi e scongeli. Il pensiero aiuta a capire che abbiamo il diritto di lasciare tutto congelato. Perché il ghiaccio lenisce il dolore.

#114 ( vecchiaia)

…e poi sali su un treno che ti porta veloce a destinazione e pare un po’ la metafora della vita. Tutto resta fermo mentre noi ci affanniamo per raggiungere obiettivi. E scendendo segui con lo sguardo i due anziani signori piegati dagli anni proseguire il loro cammino, lei aggrappata al braccio del compagno, lui appoggiato al treppiede, senza alcun affanno.

#113(erosione)

E resto qui, ferma. Immobile come uno scoglio rimango a farmi lambire dalle maree. Coerente con i miei pensieri, forse duri, mai cattivi.
Guardo alzarsi il livello dell’acqua, il cielo azzurro sopra le nuvole, il sole riflettersi sull’acqua, nuvole minacciose coprirlo. Non posso e nemmeno voglio spostarmi mentre l’onda inizia a salire fino a sommergermi. L’acqua salata si confonde con le lacrime. Non dura a lungo ma quando la marea si ritira porta via con sé,  insieme alle lacrime, particelle di sorriso.

#112(piccoli passi)

E così pensavo al mio periodico fuggire per rinascere. Alle motivazioni che mi spingono ad azzerare tutto per ricominciare. Al senso di fallimento dietro ogni “non ce la faccio …”
Pensavo a quando, dopo una discussione, venivo rifiutata e rifiutata e ancora rifiutata. Imploravo per avere un abbraccio rassicurante. Ma quell’abbraccio non arrivava. E allora lo chiedevo ancora. E ancora veniva rifiutato.
Così, pensavo che dentro avevo tanto amore quanto odio verso chi non faceva altro che nutrire la mia insicurezza. Pensavo che avrei voluto poter azzerare ogni cosa. Cancellare il dolore, ricostruire da zero una vita su misura per me. Ma non era possibile, no. L’unica soluzione la ricerca di quelle conferme ricevute come  elemosina dopo aver tanto implorato. E mai attraverso una carezza.
Così pensavo a quante volte ho “azzerato” i rapporti imperfetti, le amicizie imperfette, le discussioni imperfette, i commenti imperfetti, i lavori imperfetti, gli hobbies imperfetti, le creazioni imperfette…alla ricerca di una situazione ideale in cui stare al centro senza dover implorare nulla.
Tolgo dalla mia vita ciò che non sono in grado di gestire. Di fronte a un conflitto non voglio più implorare per avere conferme e allora cancello.
Così, pensavo che ho fatto un passo avanti, nonostante tutto.

[Ascolto: Bonobo-Silver]

#111 (scrivevo:viaggio nel tempo)

È una meravigliosa giornata di inizio primavera oggi. Il tiepido sole illumina la stanza rosa di mia figlia, la finestra è aperta  e le tende svolazzano leggermente per la corrente. Il piumone appoggiato sul davanzale distribuisce cuori variopinti nell’orto sotto casa, gli uccellini cantano nella fortunata quiete del nostro quartiere. Sebbene l’ora del pranzo sia lontana qualcuno sta già cucinando, pare. Vedo il profumo di soffritto passarmi rapidamente davanti,lo seguo e arrivo in cucina. È indaffarata la donna che lo sta preparando. Accanto al fornello, su un piccolo ripiano un apriscatole e  una scatoletta di pelati, dello zucchero, un dado, uno strofinaccio. Dietro di lei un piccolo tavolo, una ciotola, delle uova, farina, una macchina per la pasta già fissata al bordo. Senza nemmeno chiedere permesso comincio a girare per casa, le stanze da letto hanno le finestre aperte i letti sono disfatti, i cuscini sul davanzale appoggiati sopra le vecchie coperte. Gli armadi leggermente aperti per far circolare aria all’interno. Tutto è in ordine. Il cestello della lavatrice gira piano. Ascolta musica l’anziana signora indaffarata, musica che arriva direttamente dal suo passato. I suoi pensieri, ora li vedo. Pensa alle occasioni perse, alle lacrime versate, agli aiuti non ricevuti, ai segreti da mantenere, ai figli da crescere senza la forza di abbracciarli. Il suo sguardo si incupisce. ” Non rattristarti, è passato” provo a dirle ma lei non può sentirmi. Mi appoggio al muro e la guardo togliere dal panetto di pasta dei pezzi e passarli nella macchina. Depone la lunga sfoglia passata e ripassata fino a renderla liscia e regolare. Passa ad un altro pezzo di pasta con estrema sicurezza e rapidità. Cambia musica nella stanza  e il sole torna sul suo viso. Un rumore lontano attrae la mia attenzione, lo squillo di un telefono. Cerco di non prestarvi attenzione perché non voglio andarmene da lì; la voglio guardare ancora; voglio odorare ancora il profumo del soffritto, voglio guardarla appoggiare le sfoglie pronte pronte per farne tagliatelle, voglio guardarla mentre si asciuga le mani nodose nel grembiule. Non voglio andarmene ma il profumo è passato ormai e il mio telefono suona.

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#110 (domani sarà migliore)

Presi nel vortice della vita ormai non ci accorgiamo più di nulla.

Lascio scivolare, passare, cadere, accadere, precipitare eventi senza fare nulla per cambiare le cose. Ascolto parole sapendo che verranno dimenticate e ne dico sapendo che accadrà la stessa cosa.  Taccio. Osservo. Penso. Entro ed esco in silenzio.  Dormo, tanto. Piango, ormai non più.  Attendo segni che quando arrivano danno il colpo di grazia. Attendo segni che poi domani sarà un altro giorno. Forse migliore