#104 (meriti)

Cosa mi ha reso così meritevole da poter nascere qui, in questa città, in questo tempo, con questo aspetto?
Forse il Dio in cui non credo?
-mamma ho paura.
Chissà come suona detto da un bambino che sta per annegare. E chissà quali immagini scorrono nella sua testa prima che i suoi polmoni si  riempiano di acqua. Tra sconosciuti o accanto a una madre che non può fare nulla per lui. Immagini non volute ma che il cervello gli ripropone come a farsi beffa di lui e della sua vita destinata a finire. Con l’unica vera colpa di essere figlio di disperati. Veri disperati. Tanto disperati da non avere altra scelta che il rischio di morte piuttosto che la certezza di una vita intera da disperati, se va bene.
-non lasciarmi andare mamma. Ho paura.
E immagina quale rumore può fare la morte quando arriva e trova tanta meraviglia da portarsi via. La morte non è vestita di nero, non è acqua, non è fuoco, non è sangue. La morte è l’urlo di un bambino e di sua madre. È gli occhi di una donna e il suo giovane marito o la voce strozzata di una speranza che annega. La morte ha l’odore di una poltrona comoda dalla quale si decidono destini. La morte è il volto girato dalla parte opposta.
-tienimi la mano, ho freddo.
Quale merito ho per non dover salire su alcuna nave di disperati? E per poter svegliare ogni giorno mia figlia accarezzando i suoi capelli lunghi?
-Eccoti, non ti trovavo più piccolo mio. È finita. Ora niente più guerra, fame, bombe. È finita.

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