Legati dal sangue

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“LEGATI DAL SANGUE

Sei sempre stata così bella, così possente, così libera… come
un’aquila e io affamato di potere, come un cacciatore ti ho uccisa.
In questa fredda notte di Dicembre riaffiora il ricordo di quello che
è accaduto: il tuo sangue sulle mia mani, il tuo corpo privo di vita
sotto il mio; il coltello stretto tra le dita come un sovrano che
impugna lo scettro.
Un amore malato che mi ha portato a comandare, disporre o
decidere per te, su te.
Che mi ha portato a ucciderti e con il tuo ultimo respiro tutto il
mio potere è svanito, s’è trasformato in distruzione
Con te sono morto anche io.
Dietro quel gesto sconsiderato si nascondeva un desiderio di
potere ma tu non dovevi farne le spese, non dovevi morire. Ormai
sono in cella, solo, in gabbia con la stessa bramosia di potere ma
senza di te, senza il mio tesoro, senza la forza di andare avanti.
L’altra sera ho sognato i tuoi occhi azzurri glaciali, profondi come il
più profondo dei laghi, tondi e grandi, gli stessi dell’ultima volta, di
quando eri viva e abbiamo mangiato il nostro ultimo pasto insieme:
erano occhi che mi fissavano spalancati, che mi scrutavano, che
riuscivano a studiarmi come solo tu sapevi fare.
Ormai è troppo tardi per scusarsi, tu sei morta e le mie mani
sono sporche del tuo sangue, la mia fonte di potere è ancora
insaziata.

Vola sempre lassù.

Ti amo.”

Filippo Capretti II A Liceo Musicale Veronica Gambara (Bs)
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