100 (hic et nunc)

” Ho imparato la sopravvivenza guardando avanti, non fermandomi semplicemente al “hic et nunc”, ho imparato che la mia presenza su questo pianeta è così poca cosa, ho imparato che il tempo mi ha preceduto e mi sopravviverà.
Ho imparato il silenzio per ascoltare l’energia che ogni luogo, albero, oggetto portano con sé, quando la sento ogni altra preoccupazione per qualche istante si mette da parte come se si inchinasse al Tempo.
Percorrendo il Chiostro in silenzio, con la sola luce della Luna a rischiarare i miei passi mi chiedo quanti piedi possono avermi preceduta in quel breve cammino; quante lacrime avranno bagnato quel pavimento ormai consunto; quanta speranza in un domani migliore era dentro ognuna delle persone che sono passate da lì; quante ombre oscuravano la loro vita… Mi piace pensare che il mio passaggio su questa terra lascerà un segno preciso, non solo per qualcosa che ho fatto o che farò, non solo per i miei figli o per una ricetta scritta su un foglio macchiato di caffè ma perché le mie lacrime, la mia gioia, le mie speranze sono lo strumento attraverso cui la mia energia si ferma si “ferma” nei luoghi che frequento, nei boschi, nelle montagne, sui banchi di una chiesa, ammirando le rovine di un tempio romano. Mi piace pensare che in un futuro remoto qualcuno passerà da quel chiostro e pur non sapendo nulla di chi ha preceduto i suoi passi sentirà l’energia di chi è passato prima di lui, anche la mia.”

( Dal passato)

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