#86 (diversità)

-Apre la cassa 3.
Discount fuori porta.Biscotti e formaggio spalmabile per il dolce di domani.
C’è chi si imbuca rapidamente viste le lunghe code e se non si ha prontezza di riflessi tocca aspettare pazientemente.
Intorno a me decine di persone, bambini, giovani, adulti e vecchi. C’è chi acquista frettolosamente e chi segue alla lettera la lista; chi consola un bambino piangente e chi fa piangere un bambino per un no; chi guarda dall’alto in basso “lo straniero” convinto che una collana di perle renda migliori; chi ha il velo e chi il turbante; c’è chi indossa una mimetica e chi fa condurre il carrello, pieno di confezioni di acqua, ai figli che riescono a malapena a spingerlo avanti. Poi ci sono colori, tanti colori. Colori della pelle, colori dei vestiti, colori degli occhi. E idiomi. Tanti. Tutti diversi. Come la musica. A volte difficili,a tratti duri quasi da intimorire.
Penso che in mezzo a tanti colori, suoni e odori o ci si sente parte di un grande e meravigliosamente variegato mondo o ci si sente smarriti e privi di radici a cui aggrapparsi. Ma le radici della nostra nazione e della nostra vita le possiamo mantenere forti solo conoscendo la nostra storia.
Uscendo il Sole al tramonto e la Luna alta nel cielo ci aspettano, convivendo nello stesso cielo. Sebbene così diversi.

#85 (Giuseppe. Classe 1924)

Sala d’attesa del PS di un ospedale cittadino. Ore di attesa di essere visitati. Ore di attesa per essere dimessi. Se va bene. A tratti un silenzio irreale. Sofferenze silenziose. Per un paziente che se ne va ne arriva uno nuovo. Uniche urla di dolore dalla sala gessi. Un piede rotto. Una mano a proteggersi dal dolore causato dalla tosse. Crisi ipertensiva trattata da ore in sala d’attesa. Una donna sulla barella con valige al seguito per un possibile ricovero se ne va sulle sue gambe. E poi arriva lui. Giuseppe. Classe 1924. Accompagnato da figlia e nipote.
“Quando sarò dottore, nonno, non ti dovremo più portare fuori. Te le farò io le ricette. Quelle rosse sì!”
Intanto lui dalla sua sedia a rotelle, sotto la copertina verde smeraldo chiede di andare a casa. Chiede aiuto. Alla mamma.

#84 (tempo)

Vorrei concedermi del tempo. Conoscere la formula della pozione che rende invisibili e osservare la gente senza  essere vista. Carpirne emozioni e pensieri attraverso gli occhi. Osservarne la vita da dietro la finestra di una stanza buia.. Appoggiando un orecchio al cuore per sentirne il battito. E vorrei inchiostro per annotare ogni dettaglio. Vorrei concedermi del tempo

#83 (je so’pazza?)

Mi piace pensare che dopo la morte la nostra energia resti nei luoghi dove abbiamo soggiornato o transitato. Mi piace pensare che la morte sia solo un istante di separazione temporanea. Nell’attesa possiamo rivivere la presenza grazie a ricordi,immagini o musica. Ecco, mi piace pensare che possiamo ascoltarlo nell’attesa di ritrovarlo.
Je so’ pazza?

#82(Rosso)

Non ho mai volutamente fatto del male a qualcuno. Non escludo di averne fatto però.  Quel che è certo è che ho sovente archiviato quello che ho ricevuto. Perdonato, forse. Dimenticato, mai.
E negli anni la selezione s’è fatta via via più rigida, sebbene consapevole delle conseguenze di questo modo di agire. Però mi capita di pensare a cosa sia giusto. Mi capita di pensare che forse domani mi dispererò per essere stata intransigente in questa unica vita. O forse sarò lieta di essere stata fedele alla mia morale.
A volte mi basta guardare il cielo per collocare ogni pensiero nella giusta dimensione ma stasera il tramonto era rosso, come il sangue.

(ascolto Little Dragon-Twice)

#81(conto alla rovescia)

Sento quasi il battito del suo cuore mentre conta alla rovescia i pochi secondi che ci separano dal nuovo anno. Solo venti secondi. Un istante per me.  Infinito per lei.
-Dieci
Nove
Otto
Sette
Sei
Cinque
Quattro
Tre
Due
Uno
Auguri!!!!
E dopo meno di dieci minuti l’infinito finisce in un bel sonno.