#80(dubbi)

Talvolta dubito.
Dubito che scrivere sia parlare a chi legge.
Dubito che pensare di avere una testa sia avere una testa pensante.
Dubito che prendere direzioni diverse, sia dividere le strade.
Dubito che chi sente, ascolti realmente.
Dubito il solo fatto di sapere molto, renda buoni maestri.
Dubito che un colpo di spugna, cancelli le colpe.

#79(scambio)

Cosa rimane nelle mie mani?
Un manciata di ricordi da richiudere presto nel cassetto per evitare di fare ossigeno alle brucianti lacrime.  Manciate di parole affilate come pugnali.
Infinite domande rimaste senza risposte.

Guardo il paesaggio intorno a me. Non è abbastanza bianco per ovattare i pensieri.

Vorrei uscire da me e capirmi.

#78 (corsi e ricorsi)

Donne ormai mature con uomini molto più giovani, nel pieno della loro prestanza. Donne che poi invecchiano e che vengono scaricate da uomini ancora parzialmente prestanti, ché pure per loro gli anni son passati. Uomini che cercano giovani donne con cui sentirsi ancora pienamente prestanti ma che vengono scaricati quando la prestanza lascia il posto alla demenza. A questo punto le donne, ormai mature, riscoprono gli uomini molto più giovani nel pieno della loro prestanza. Corsi e ricorsi della vita.

#72 (ponti)

Ecco. Se per “lasciare indietro i rancori” intendiamo “tagliare i ponti definitivamente”, abbiamo capito niente. Prima o poi qualche altro rancore ci costringerà a tagliare altri ponti. E presto o tardi staremo su un arido isolotto ancorati alle nostre convinzioni ma senza cibo per poter sopravvivere.

#71(autocritica)

Eppure per quanto una persona possa sforzarsi di capire per accettare alcune situazioni sono incomprensibili e in fondo inaccettabili.
Forse è per il senso di fallimento che lasciano dentro. Per il vuoto pieno di domande. Per la paura del cambiamento.
Ecco la certezza che una persona scelga di tagliarti fuori dalla tua vita, per il solo fatto di non dover più indossare una maschera in tua presenza, ti costringe a mettere in discussione tutta una vita e a chiederti il dove, il come e il perché. Mai prendendo in considerazione la possibilità di avere, anche solo minimamente, fatto qualcosa di giusto in quella vita messa in discussione.

#70( luci intermittenti)

Eppure dà sicurezza vederli a ogni Natale. Passi in auto per le solite vie e basta un colpo d’occhio e sai già cosa vedrai. La renna con la piccola slitta piena di pacchi dono finti, contenente un babbo Natale, fuori scala, in fondo alla strada. Oppure la piccola stella cambia colore sul balcone della casa nella via parallela. I balconi con le luci colorate. Il balcone della vicina che confonde tuo marito con tuo figlio e i suoi quattro alberelli in vaso, illuminati in modo perfettamente simmetrico. La pioggia bianca e blu della villa bianca e azzurra con i numeri provenzali al cancello. L’albero stilizzato “creativo” fatto con i bambù e luci bianche, blu, rosse e multicolor fatto da tuo suocero.  Pochi i babbo Natale appesi ai balconi anche se qualche superstite ancora c’è.
Ogni anno qualcosa di nuovo. I tre cipressi affusolati con luci colorate. Tutti diversi.  Uno verde. Uno bianco. Uno rosso. Addobbatore patriottico, forse. Il prunus della fabbrica illuminato di blu brillante e con l’intermittenza rapidissima.
Ogni anno qualche luce non si riaccende. Lo scorso anno la grande stella visibila dalla tangenziale. La fabbrica ha chiuso i battenti. Quest’anno è toccato a uno dei tre alberi del palazzo sopra la tabaccheria.  Forse l’inquilino se ne è andato o forse è troppo stanco per farlo.

#69 (la fine non finisce )

Le giornate durano un istante. Le azioni chiudono il passaggio alle parole che restano in attesa di poter percorrere il loro cammino.

E ti schianti su immagini che prepotentemente irrompono nel tuo tempo. E sei costretta a fermarti, a lasciar uscire parole liquide attraverso gli occhi.

E ti trovi a guardare ancora luci e ombre del passato. E vedi il Passato arrivare al Futuro nonostante i filtri imposti e l’avvenuta morte di quel Passato malato.

E ti scopri a provare disgusto e mancanza. Paura e voglia di abbracciare.

E ti accorgi che la parola fine non finisce con la morte.