#68(a chi dire grazie?)

…e poi scopri che non credere in alcun dio ti rende impossibile ringraziare qualcuno per ciò che hai la fortuna di avere. Non per ciò che è materiale ma per il poter guardare i tuoi figli crescere e vedere loro sorridere. Per avere la forza di rispondere alle loro domande e ai loro desideri, quando possibili da realizzare.Per avere accanto un compagno intelligente, aperto, delicato e che ti ascolta sempre anche nei suoi silenzi.
Per questo non puoi ringraziare qualcuno. E pensi che c’è chi tutto questo non ce l’ha o potrebbe perderlo.

#67(zucchero)

…e poi camminando in un corridoio buio una luce illumina i tuoi ricordi. E ne vedi i colori e ne senti il sapore e ne percepisci la dolcezza e senti il loro croccare sotto i denti. Piccole caramelle colorate le Ginevrine. Vederle una festa. Dolce ricordarle.

#63 (luci all’orizzonte)

È che la sensazione che la società si stia accartocciando su se stessa è sempre più viva. È che non è rimpianto per il passato ma paura per il futuro. È che leggo negli occhi della gente la stessa paura e la paura di perdere ogni istante di possibile godimento per quel che si ha, con la conseguente fretta di fare, di avere, di superare, di rischiare, di osare. È che l’inquietudine non riesce a lasciare spazio al crederci ancora. È che se guardo l’esercito di bravi insegnanti, che quotidianamente ha a che fare con chi il futuro lo dovrà rendere reale, penso che sia finita; ormai questo esercito si trova a dover combattere una guerra quotidiana contro un nemico che non è identificabile nelle persone, ma in una società malata terminale. È che credo che questi insegnanti dovrebbero avere strumenti e compensi degni di una professione così nobile. È che credo che nella Cultura risieda respiro e togliervi l’ossigeno equivarrà alla morte per asfissia. È che la luce, quella vera, quella che acceca, quella che non illumina solo un passo davanti a te ma il cammino fino all’orizzonte, io non riesco a scorgerla quasi  più.

(Dal vecchio blog)

#62(Risposte. A domande)

…e poi ti scopri a provare una sensazione non facilmente collocabile, dopo una semplice risposta data a una semplice domanda di tua figlia.
Come se quella domanda potesse racchiudere il senso del tuo essere madre.
Come se quella domanda potesse contenere tutta la fiducia di tua figlia verso di te.
Come se quella risposta potesse dimostrare la cura di madre verso di lei.
Una semplice domanda a cui senza alcuna esitazione hai dato una risposta.