#24 (Antidoti)

Qual è il senso di una vita se alle esperienze che essa ci propone, dalle sfide che ci lancia, noi si resta indifferenti? Senso alcuno avrebbe, vivere lasciandoci trasportare inermi in un viaggio di cui essere spettatori paganti invece che attori.
È che essere attori richiede una dose di grande coraggio e non è detto che questo sia di facile reperibilità. Il coraggio di scegliere, il coraggio di dire basta, il coraggio di guardare dentro se stessi; questo ultimo forse il più difficile da trovare. Quando lo si fa si possono trovare piccole e meravigliose cattedrali… costruite a fianco di cataste di rifiuti. Le mie sono costituite per lo più da immagini lontane e sensazioni vicine. Contro le immagini lontane devo aspettare che sbiadiscano, per quelle vicine posso solo allontanarle e costruirvi intorno muri alti di protezione. Chi volesse oltrepassarle dovrebbe fare grandi sforzi. Questo sarebbe l’unico antidoto contro le sensazioni negative accatastate.

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#23 (Vuoti. Fuori)

È curioso come il grande vuoto a un certo punto abbia iniziato a occupare tutto quel che c’è intorno a me. Non so più distinguere se ho aperto io la porta per farlo entrare o se, semplicemente, questo vuoto si sia insinuato circolando nell’aria. Abbraccio pensieri già fatti, come li incontrassi per la prima volta. Ma subito si allontanano veloci, lasciandomi con le mani sospese in un vuoto così denso da smarrirmi.
Cerco voci famigliari che sappiano accogliere la mia stanchezza e una lapide fiorita a cui non so tornare. Ho dimenticato la strada.
Battiti. Istanti.  Passi lenti.
Ricordo il suo profumo e l’odore pungente della paura.
Questo non è un luogo per me. Nessun luogo pare esserlo più.  Solo una stanza vuota e un treno veloce per rincorrersi.

#22 ( Piove)

Ho scavato fondazioni profonde su cui poggiare la mia vita. Ho posato grevi mattoni uno sopra l’altro anche quando la Luna non rischiarava le mie notti. Ho colorato le pareti dei colori dell’arcobaleno perché questo non ha un inizio e non ha una fine. Ho lasciato che il sole entrasse dalle finestre aperte e la brezza della sera smuovesse le tende leggere. Ho bruciato fantasmi in un camino spento e ho lasciato che il fumo denso mi avvolgesse. Ho guardato volti tristi sorridere e ho strappato maschere di bontà che nascondevano pericolo.
Ora piove.
Seduta a questo tavolo guardo in alto e mi accorgo di non aver costruito il tetto sotto il quale ripararmi.

Ascolto: Little Dragon-Twice

#21 (punti di vista )

È che non mi capita di sentirmi superiore a qualcuno. Non me lo hanno insegnato.  Anzi mi hanno insegnato che tutti siamo uguali, nonostante tutto. So però che talvolta posso dare l’impressione di sentirmi un gradino sopra il resto del mondo ma non è così.  Accade quando attacco se attaccata . In realtà ho mille dubbi e insicurezze. Mi fa male quando mi accorgo che la percezione che gli altri hanno di me è diversa da quella che credo di trasmettere . Sono questi i momenti in cui rimetto in discussione tutto e che penso che se l’altro/a mi vede così forse è perché io sono realmente così.  In fondo l’altro e semplicemente un altro punto di vista. Non sempre quel che si vede da un’altra prospettiva ci piace come prima.

#20 (e la chiamano estate)

Un raggio di sole che risveglia percezione della mia estate che sta per finire. È strano come ogni anno la sensazione torni identica all’anno precedente e a quello prima ancora.  Non peggiora, non migliora. Resta identica a se stessa. Dura poche ore. Il tempo del calar del sole su una estate che volge al termine anche se solo dentro di me. Ritornano momenti. Rivivo emozioni.  Un lago ventoso con poche vele che ancora sfidano il vento. Un pomeriggio sulla spiaggia con pochi ombrelloni colorati ancora aperti e tante conchiglie da raccogliere. La riva di un torrente con il profumo di pollo e pomodori ormai caldi. Una palla contro il muro e vociare di bambini. Una valigia vuota.  Musica davanti a una giostra. Il sole che quando stai per cenare viene a darti l’ultimo saluto. E profumi di matite colorate dentro un astuccio nuovo.
È una breve malinconia quella che Fratello Sole porta con sé in una giornata della mia estate che finisce

(Ascolto:Eagles- One of these nights)

#19 (pulizia vetri)

Il vetro dell’auto ha bisogno di essere pulito, sto pensando mentre guardo distrattamente la strada. I miei occhi notano due signori anziani camminare sul marciapiede. Camminano in fila, entrambi sostenendosi con un bastone, vestiti in modo curato anche se fuori moda:pantaloni chiaro, camicia scozzese l’uno, azzurra l’altro, gilet blu uno e bordeaux l’amico. Tutti e due si proteggono dal sole con un cappello in paglia. Sono silenziosi. Chissà da dove vengono. Chissà dove andranno…
Dal lato opposto arrivano in bici due adolescenti. Spettinati. Calzoncini corti e tshirt, monocolore direi. In una mano il cellulare. L’altra fortunatamente sulla maniglia della bici. Uno davanti , l’altro dietro per parlarsi strillano. Ogni tanto sterzano per evitare una buca. Ridono. Chissà d dove vengono. Chissà dove andranno…
Devo proprio pulire il vetro dell’auto…