#224(…e ogni volta cresci un poco)

Come ogni volta che vivo momenti come quello che sto vivendo arriva il momento in cui mi domando: perché? Cosa percepiscono le persone che mi stanno attorno di me? Cosa trasmetto agli altri? Dove ho sbagliato o sto sbagliando?
Sono io che allontano le persone o finiscono per allontanarsi da sole? Perché mi ignorano?

Non penso di avere fatto male a qualcuno, non stavolta. Se l’ho fatto avrei preferito saperlo per correggere i miei sbagli. 

Forse è semplicemente quel che devo vivere per capire il significato del mio esistere qui oggi.  Forse domani capirò che essere limpidi nella vita non è utile alla Vita stessa. Eppure essere limpida mi permette di guardare la Vita negli occhi e di non aver paura di quello che mi presenta giorno per giorno: siano gioie o dolori. E mi permette di non aver paura di mostrare le mie fragilità. Anche se queste verranno utilizzate per ostacolare il mio cammino.

Ho perdonato e non intendo tornare a farmi guidare dal risentimento come ho spesso fatto in passato. Oggi sono diversa e lo  devo anche ai motivi per cui provavo quel risentimento. Non dimenticherò il lavoro fatto per arrivare a oggi, ma il dolore e i dubbi che sento così rumorosi nella testa mi impongono ancora domande. Per crescere ancora un po’.

 

#223(prove)

Riconnettersi a sé stessi ha il sapore dolce amaro di una giornata di fine estate. Un leggero cardigan buttato sulle spalle per togliere quel brivido che non sai se attribuire alla temperatura o solo alla paura. Cosa ne sarà di domani non è dato sapere; oggi siedo a guardare a ieri con orgoglio e certa di aver superato la prova. Almeno verso me stessa

#222 (dignità)

Quanto ho fatto e quanto poco è bastato a fare sì che esplodesse tutto come una bolla di sapone. Il fatto è che troppo conta la dignità per me e non sono disposta a barattarla con alcunché.
Voglio vivere a testa alta e guardare dritto negli occhi la vita, la paura, le difficoltà, il bene e il male. Mi assumo gli onori e gli oneri di ciò che faccio, i miei diritti non sono calpestabili e qualora qualcuno lo voglia fare non lo farà ascoltando il mio silenzio ma la mia voce.
Ho il dovere di dare un futuro ai miei figli ma non lo farò soggiacendo all’ingiustizia. Ora e sempre voglio che abbiano chiaro il concetto che lo specchio rifletterà loro stessi oltre l’immagine.

#221 (la città all’alba)

Ormai gli automobilisti riescono ad avere fretta anche alle 6 del mattino e ti viene da pensare che non c’è speranza di miglioramento se già dall’alba tutti corrono. Ma poi incroci alla fermata del bus il consueto “faccia da professore di greco/latino”( o forse di filofofia) con la sua borsa di pelle, questa volta non tra le mani ma poggiata a terra. Tra le mani ha il cellulare e guarda il cielo. Allora guardi anche tu e vedi la Luna. Intorno ha un bel coro di Nuvole e tu pensi che forse non è poi così vero che non c’è speranza se qualcuno ancora guarda il cielo.

#219 (l’abbraccio del male)

È che il male ha tentacoli che servono a lui per avvinghiarsi a chi lo riceve e solo il bene può  impedire questo. Il bene è  una corazza che ci protegge anche se si potrebbe pensare che non sia sempre così.

È che il male genera male e quegli stessi tentacoli che servono per “l’abbraccio” non lasciano mai completamente chi li ha generati, soffocandone l’anima.

 

#218 (cambiamenti)

Un anno. Cambia una infinità di cose in un anno. Cambia il nostro modo di guardare al domani e di farci trasportare nei ricordi. Cambiano i desideri e cambia il nostro modo di manifestare la delusione. Cambiano i nostri passi e l’inclinazione della testa quando osserviamo il mondo che ci circonda.  Cambiano i sentimenti e le persone a cui sono destinati. Cambiano l’aria che respiriamo e le foglie sugli alberi.

Giorno dopo giorno noi non saremo più noi. Avremo nuova vita e nuove speranze  a ogni sorgere del sole.